Rap Ita

Anno domini 2010. Era aprile o maggio, avevo appena compiuto 14 anni.

In principio fu Youtube. Non ricordo il momento preciso in cui ho scoperto il rap. Attraverso chi, però, in modo indelebile: Mondo Marcio. Animale in gabbia è stato il primo disco che ho sentito. I primi brani MP3 e Voglio scrivere un tormentone.

Mi innamoro all’istante. Capisco poco, ma una cosa la afferro: non è musica da ascensore. L’indifferenza è impossibile. Il cervello viene attivato per forza, è roba provocatoria.  Finalmente una musica non insulsa, smielata, melodica in modo snervante come quella che ascoltava mia madre su Radio Italia. Che vuole raccontarmi storie vere, e per farlo usa ironia feroce, linguaggio crudo, e uno slang mai sentito prima. E tremendamente accattivante.

Poi c’era il loop… Io credo che la musica rifletta un livello profondo della personalità di ciascuno. È come uno specchio: mostra quello che già sei e ti aiuta a capirti meglio, ad esplorarti. Il loop per me è questo. Io sono una persona più ritmica che melodica. Mi affascina sentire una cosa che si ripete sempre uguale eppure diversa. Tutto un ritmo costruito per farti arrivare ogni volta all’apice e poi ricominciare… Perché non è del tutto vero che nel rap solo la parola ha il potere. La metrica la dà la base. Così come la contaminazione musicale: quante influenze diverse ho assorbito tramite le strumentali rap…

Come dicevo, tutto parte da Mondo Marcio. Dai suggeriti di Youtube arrivo a un sacco di musica, ascoltata a caso e senza filtro. Grazie a Youtube Converter travaso pezzi random in un Ipod che mi piomba in mano per caso tipo a dicembre 2010 o a gennaio 2011. Un’amica di mia sorella maggiore se l’era scordato in macchina nostra e non l’aveva più rivoluto…

Fabri Fibra, Caparezza, Nesli, Eminem, Ensi, gli Onemic, Bassi Maestro, Microspasmi, Maxi B… li ascoltavo ossessivamente. E non era perché andassero di moda. Non l’ho mai detto a nessuno, non era questione di socialità. Finalmente sentivo di aver trovato un linguaggio mio, qualcuno che diceva che se ero diverso non era un problema.

Perché io ero diverso. Avevo zero attitudine all’estetica, zero interesse per la popolarità, pochissima inclinazione allo sport, leggevo tanto, ed ero molto più intellettuale e romantico della media…

Una storia abbastanza comune. Ma fino a quando non ho scoperto il rap non lo sapevo. Non avevo i social, solo il mio sentirmi isolato.

Soprattutto i dischi di Fibra, Ensi e poi poco dopo Ax sono stati un’ancora. Quando ho sentito Ax, che raccontava la sua adolescenza sfigata negli anni 80 e allo stesso tempo rappava con Guè che era tipo il simbolo di tutto ciò che io non ero, mi sono detto: ehi, ma allora è possibile che un nerd rimanga se stesso e abbia il rispetto delle persone cool. Oltre ad acquisire un tratto che non mi ha più abbandonato, cioè la passione per il crossover

Lo spartiacque del 2016

Come in ogni vero grande amore ho dovuto affrontare un periodo di crisi. Il 2014-2015, l’anno della maturità, per me è stato durissimo sul piano personale. Il mio interesse per la musica ne aveva risentito parecchio. Ascoltavo in loop solo i quattro dischi che mi sostenevano di più; Maledetto di Maxi B, C.A.L.M.A. di Rayden, Voce del verbo essere di Meddaman e Meglio Prima di Ax. A settembre del 2015 ho iniziato l’università e le cose hanno cominciato a migliorare. I miei ascolti si sono espansi di nuovo, sempre però nell’alveo di quello che già conoscevo. Il 2016 è trascorso così, senza che avessi il minimo impulso a esplorare ciò che stava succedendo nel mentre. Sapevo vagamente dell’esplosione della trap ma non sentivo nulla e la guardavo con incomprensione. Zero Sfera Ebbasta, zero DPG, il disco che ho sentito di più in quell’anno è stato Fuori da qui di Jake per farti capire l’attitude…

La spinta ad aggiornarmi me la da Fenomeno di Fibra uscito ad aprile del 2017. Da lì parte la scoperta di tutto quello che mi ero perso. Un buco di quasi tre anni, e che anni… Tra il 2014 e il 2017 era cambiato tutto. Suoni, linguaggi, stili, industria discografica.

Ci ho messo parecchio a metabolizzare il tutto. Non sentire più parlare di hip hop, l’attenzione per macchine e vestiti (ero abituato a rapper dall’estetica da parchetto, a parte i Dogo che però facevano storia a sè), i testi più semplici e grezzi, sonorità più melodiche e meno elaborate, anche certe sperimentazioni con il flow vedi Tedua… orientarmi non è stato facile.

Con il tempo ho imparato a riconoscere il linguaggio. Ho capito che l’attitudine alla base era più o meno la stessa del rap pre 2016. La volontà di uscire dalla strada e di rappresentare chi altrimenti non avrebbe avuto voce restava immutata. Mancava il movimento e troppo spesso ho avuto l’impressione di musica fatta sotto tutoraggio delle major da ragazzi lanciati in vetta a tempo record… Gli anni fino al 2019 sono stati un bello stress test per sto genere, rischiava davvero di snaturarsi… per fortuna veterani come Marra, Guè, Jake e Fibra hanno carryato il tutto, e sono emerse nuove leve in continuità come, tra gli altri, Tedua, Lazza ed Ernia.

Non c’è mai stato solo il mainstream ovviamente, la musica indipendente è sempre rimasta viva. Per fortuna. Il rap italiano è un iceberg, e internet ha reso tutto a portata. Puoi sapere a memoria Violenza di Affanno senza aver mai sentito nulla di Shiva e viceversa, o passare da uno all’altro senza problemi. Ce n’è per tutti i gusti… Però quello che crea mentalità è ciò che arriva alla massa, non si può negare, anche se resta il fatto che se non conosci Egreen vai subito su Spoti e inizia ad ascoltare..

Il rap per me oggi

Al momento attuale io credo che il rap ita goda di buona salute. C’è una nuova generazione di artisti in cui credo tanto. Kid Yugi, Nerissima & Papa V, Sayf, Ele A, Promessa, Low-Red, 22simba tra gli altri hanno un’attitudine che mi piace. Anche perché fino ad ora la loro storia li ha mantenuti su dei binari dritti…

Altri no. Tra i primi che mi vengono in mente ci sono Baby Gang e Faneto. Non voglio ignorare la questione, non si può. Non mi scandalizza che dei rapper commettano dei crimini, raccontano storie vere, complicate, mica romanzi crime. Però cazzo è una novità, almeno con questa frequenza, questi capi di imputazione e in numeri così elevati. A me che sono cresciuto con il teorema Rapper/Criminale tutto questo fa pensare… Non voglio sparare giudizi. Anche perché va valutata la storia di ciascuno, mai uguale alle altre. Umanamente mi spiace quando vedo ragazzi che non riescono a uscire dai drammi che li hanno segnati. Però bisogna essere anche chiari nel dire che chi sbaglia deve pagare, secondo me il rap come movimento deve essere in grado di dire pubblicamente: se vi redimete vi riaccogliamo a braccia aperte, altrimenti non ci rappresentate.

È un discorso davvero molto complesso, ma mi pare che il rap fosse nato per togliere la gente dalla strada non per fargli commettere crimini da arricchiti…

Per fortuna però vedo anche tanto altro.

In generale sembra ci sia più unità, più riconoscimento tra generazioni, e meno cazzeggio fine a se stesso. E che si parli più di vita reale… Forse i rapper stanno tornando a fare i rapper, raccontando il loro riscatto più che i brand di lusso in cui spendono i soldi…

Lo spero, anche perché magari così rinascerà lo spirito che mi ha fatto appassionare a questa roba. Storie di vita normale svoltata da una passione. Non per forza hiphophead duri e puri, di sicuro gente che sa cosa vuol dire essere un nessuno… Da sempre i miei preferiti parlano di questo.

Ax, Fibra, Ensi, Meddaman, Massimo Pericolo, Ernia, Ele A, Madame… e tanti altri.

Artisti che capisci meglio da adulto, quando avere o non avere i soldi fa una differenza vera. La critica ai rapper che pensano solo a questo viene per forza da gente che i soldi li ha già… Più ascolto questa musica con orecchie da grande, più capisco che quando davvero sei stato in bilico pensi solo a farne il più possibile, e indietro non vuoi tornare…

È la condizione di vita di tante persone, me compreso, vissute fino a circa 25 anni credendo che ci fosse un percorso tracciato. La grande narrazione dei nostri genitori, finita di fatto nel 2008 ma in cui molti millennial sono stati cresciuti…

E invece il percorso te lo devi fare tu, questa è la cosa che mi insegna il rap. Magari mentre cerchi di non calpestare gli altri e di difendere la tua dignità senza comprometterti…

Dopo 16 anni che ascolto questa merda ci ritrovo le stesse attitudini e gli stessi valori, più significativi che mai.

E tu che ne pensi? Fammi sapere la tua storia, le tue opinioni, le tue critiche, le tue domande!

Ti ascolto!