Rap Usa

L’approccio al rap statunitense per me è stato come quello di uno scalatore a una montagna ambita ma ostica.

Talmente grande che non sai quale via prendere per affrontarla. La più battuta, quella della east cost, non mi aveva mai convinto davvero. Attenzione, rap sopraffino, fondamentale, ascoltalo, sarei un pazzo a dire il contrario. Ma non ci potevo fare nulla, a livello musicale la trovavo, appunto, ostica, non quella cosa che ti fa partire a scalare una montagna.

Ho trovato la spinta per caso, era un giorno di gennaio 2024. Stavo errando vagabondo su Spotify e non so come mai sono finito sui Geto Boys. Un gruppo di Houston, Texas. Nel sud.

Ascolto Damn It Feels Good To be a Gangsta, contenuta nella compilation Uncut Dope del 92. Quella base così suonata, con quei fiati, e quel flow così melodico ma allo stesso tempo classico mi prendono subito. È stato il mio gateway.

Il dirty south

Il rap del sud mi piace per tanti motivi. Numero uno, viene da dove la schiavitù è stata più forte. Gli Stati della Confederazione nella Guerra di Secessione, posti in cui il razzismo ancora oggi è cultura viva. Numero due, ha delle sonorità tendenzialmente più orecchiabili, suonate, melodiche. Numero tre è più racconto di vita di strada che appello al cambiamento sociale. Il fatto che sia maggiormente orientato allo storytelling me lo rende più immediatamente accessibile. Restituisce la dimensione tragica ma anche scanzonata della vita in quel contesto. Sono neri poveri che mettono in rima senza filtri la loro vita dura e come ne escono, il divertimento fa parte del processo, gli serve per sopportare tutto questo.

Non mi fraintendere, il rap più politico mi piace molto ed è necessario che ci sia, anche perché spessissimo le due cose vanno insieme. Anzi, io posso apprezzare una narrazione più “disimpegnata” perché ho ascoltato molto rap di denuncia aperta. Che comunque non manca anche nel southern. Si parla di spaccio, rapine, violenza ed episodi di razzismo istituzionalizzato anche con denunce aperte, non mancano gli artisti che le fanno. In generale credo che un approccio più narrativo mi raggiunga meglio: vedere una situazione di degrado duro spinge già verso il cambiamento.

Il quarto motivo per cui ascoltare southern mi piace è che mi aiuta a capire la trap contemporanea. Che nasce proprio da esso. Ho accennato a testi più disimpegnati e musicalità più melodiche, che lo caratterizzano. Questi aspetti si sono evoluti in un filone molto da club e molto swag. Three Six Mafia, T.I., Yeezy, Gucci Mane, e altri ancora, che fa parte a pieno titolo della storia dell’hip hop statunitense. Il sud trappava già negli anni 90, Trap Muzik di T.I. è un disco del 2003… E la trap inizia come musica da traphouse, cioè il nome dei palazzi usati come luogo di spaccio. Non esattamente un hotel di lusso…

Il privato è politico

Perché il punto che molte persone non capiscono è un po’ questo. Quando sei un nero poverissimo, senza istruzione, che vive in mezzo a violenza e degrado non pensi ad altro che a fare i soldi. Il più possibile. Il confine tra malavita ed esempio da seguire si assottiglia fino a diventare quasi invisibile. Di cosa volete che parlino persone cresciute in un ambiente simile? Che coscienza sociale possono sviluppare? Soprattutto nel paese guida suprema dell’individualismo più sfrenato: gli Stati Uniti d’America… Non è un discorso deresponsabilizzante, è che se letteralmente soffri e non hai alternative questo è il tuo vissuto. That’s all… Ma ne riparleremo più a fondo.

Fammi sapere che ne pensi, se hai artisti da consigliarmi, anche di sfumature diverse rispetto alla southern!

Ti ascolto!