Cos’è questo blog

Un posto in cui respirare

Chi Sono

Ciao e benvenuti! Mi chiamo Saverio, sono di Milano, ho 30 anni e da sempre amo le storie, in ogni loro forma: scritta, cantata, disegnata. Al punto che ho voluto iniziare a parlarne in modo strutturato con questo blog. Già, ma perché un blog nel 2026?

Sindrome ansiosa da infodemia

Perché voglio arginare l’effetto che i social hanno sul mio rapporto con la cultura. Te lo spiego.

Innanzitutto troppo rumore di fondo. Troppi creator, troppe informazioni, troppi suggerimenti. Sono diventato un accumulatore seriale di buoni propositi che durano il tempo di una scrollata con il dito. L’ansia di fruire tutto è diventato un problema. C’è tantissima roba di valore, e così tante comunità che ne parlano in modo interessante… è come se il punto sia solo essere presente o assente. Un’ansia da prestazione cronica che priva ogni cosa di gusto.

Ecco, basta. Voglio tornare a un approccio sano a un prodotto culturale: amarlo perché dice qualcosa di me e a me. Perché arricchisce il mio mondo interiore. Godermelo di per sé, anche se non ne dovessi mai discuterne con nessuno.

Anche perché accumulare non è necessario. E non è sinonimo né di amore né di conoscenza. Ascoltare dieci dischi una volta vale molto meno che ascoltare un disco dieci volte.  Impara ad amare un disco, un libro, l’arte. A soffermartici sopra. A perdere una giornata intera a studiarlo, a scrivere ciò che pensi. Io ho passato la mia adolescenza ad ascoltare Meglio Prima di Ax. Ti giuro che ha formato la mia persona a un livello che sto imparando a conoscere ancora adesso. Ho interiorizzato scrittura, modi di pensare, influenze musicali, tutto. Anche il valore dell’attesa. Il disco è del 2011. Avevo 15 anni. Il suo successivo nel 2015. Ne avevo 19, immagini che vuol dire aspettare tutto il liceo perché il tuo idolo droppi qualcosa di nuovo? Eppure non avevo l’ansia che uscisse, certo lo desideravo, ma c’erano i dischi vecchi da ascoltare in loop, e facevo quello. Ed era tutto così. Io ascoltavo più rap della media perché mi piaceva, non perché dovessi stare dietro alle uscite. Che poi a pensarci adesso la mia conoscenza era pure davvero limitata, adesso un adolescente in media conosce molta più musica di me alla sua età.

Basta aestethic

Ma il punto non è questo. Il punto sono io, sei tu. Incontrare la persona dietro il prodotto, questa è la cosa affascinante e unica dell’arte. Nonché uno dei motivi per cui ho scelto la forma del blog. PERCHÉ. I SOCIAL. SONO. TROPPO. AESTETHIC. E ANCHE BASTA. Sì lo ammetto il mio è un rant, soprattutto contro Instagram e i contenuti prevalentemente scritti. La questione è che sento che abbiamo perso il concetto che qualcosa può essere interessante anche se richiede un po’ di sforzo. Anche se non colpisce subito. O non è stilisticamente perfetta. O non appartiene a quella precisa nicchia di contenuti che ci siamo abituati a fruire. Viviamo nel tempo dell’abitudinarietà, del consumo irriflessivo, del precotto e predigerito. Un fast food in cui tutto affonda nell’indistinto, anestetizzando il senso critico, della scoperta e del confronto con chi cultura la fa.

La cosa che trovo più assurda è come lo scenario culturale sui social sia dominato dalla tecnica. Parlare sulle piattaforme sembra impossibile per una persona senza competenze grafiche o comunicative elevate. Ci stiamo auto imponendo delle barriere all’ingresso elevatissime.

Quando letteralmente i social sono gratis. GRATIS! È uno dei mezzi di dialogo e connessione più potenti della storia dell’umanità. E ci stiamo inibendo a usarlo perché non sappiamo usare le app giuste, quando magari avremmo tantissime cose stra interessanti da dire, che è ciò che conta. Io sogno la mia home di Insta invasa di contenuti lowkey, fatti da persone che raccontano la propria vita, le proprie passioni e si parlano, fregandosene altamente della qualità del risultato.

Per questo TikTok è la vita, perché funziona così.

Lo spirito di Millennial Bug

Il mezzo del blog l’ho scelto perché funziona in modo simile. Voglio prendermi tempo e spazio per parlare di ciò che mi piace. A modo mio, con il mio ritmo e il mio stile. Facendo anche un sacco di errori ma almeno facendoli io. Infatti te lo prometto qui e ora: non troverai nulla in questo blog fatto con l’AI. Mai.

Voglio darti un posto in cui puoi rallentare. Leggere qualcosa di lungo, rifletterci sopra, tornarci, commentare, dialogare. Sapendo che viene tutto dalla stessa mano e dallo stesso cervello. Se sei qui è un po’ come essere in casa mia. Puoi starci quanto vuoi, ci pigliamo un caffè, ce la chilliamo, libertà.

Il nome del blog deriva da questo concetto. Riscoprire quella lentezza con cui noi millennial siamo cresciuti. Il bug è perché a me della cultura interessa il dramma, lo sporco, la marginalità. Curiosa pure nelle sezioni e lascia un commento qui o dove ti pare, voglio assolutamente sapere chi sei, che ti piace, cosa odi e che pensi di quello che scrivo!

Ti ascolto!