Media & comunicazione

Viviamo in un’epoca davvero triste. Non so se te ne sei accorti, ma negli ultimi 10 anni si è quasi estinta la speranza. Per molti si intende quella di una vita serena, purtroppo. Io però parlo di un altro aspetto della questione.

È minacciata mortalmente la speranza nella verità. Il mio è un discorso un po’ da boomer ma fa niente. Fino ai miei vent’anni sono cresciuto in un mondo in cui esisteva l’autorevolezza. Della politica, dei giornali, della tv. Non è che ci si fidasse, Grillo nasceva dall’esasperazione popolare. Però il materiale che si usava per riflettere sulle cose del mondo veniva da quelle istituzioni. Il ritmo di ciò che si sapeva lo dettavano loro. C’erano relativamente poche voci da ascoltare. Una persona poteva legittimamente credere in qualcosa senza pensare che gli oppositori fossero dei completi imbecilli. Certo si litigava ma ci si riconosceva, più o meno…

Bada, il discorso non è sull’oggettività dei fatti raccontati. Su quello potremmo spendere ore ed ore di discussione, arrivare agli storici dell’Antica Grecia e ancora non aver risolto nulla… Io parlo del fatto che esistevano delle narrazioni collettive credibili e riconosciute. Era come navigare al buio e avere tre fari tra cui scegliere quello da seguire. Magari due fari su tre ti facevano schifo, ma li riconoscevi e li rispettavi.

Adesso la situazione è di buio ancora più profondo di prima. In più sei accecato da otto milioni di smartphone che ti puntano contemporaneamente la torcia in faccia.

Fuor di metafora: siamo inondati ogni giorno di informazioni, provenienti da fonti che vai a sapere chi sono e scelte per noi da qualcun altro. Io mi sono rassegnato ad avere solo opinioni basate sulla mia personale percezione. La verità non la saprò mai, né potrò più pensare di saperla come da adolescente. Un’età sempre caratterizzata da pensieri di questo tipo, anche ora… però credo sia molto più difficile.

La consapevolezza come schiavitù

Pensaci, secondo te perché la gente non va più a votare? Perché siamo tutti incazzati? Perché prendiamo tutto sul personale? Perché ci impegniamo socialmente sempre meno? Perché ormai è chiaro a chiunque: la tua opinione è solo personale, nessuno sa un cazzo, chi ha il potere ci nasconde il suo reale operato. Quindi sfoghiamo la frustrazione, azzanniamoci tra disperati, siamo poveri e in più non esiste nessun riferimento.

E il cosiddetto sistema mediatico ci va a nozze con tutto questo. Il senso della sezione è questo. Tu devi capire che la maggioranza di ciò che fruisci e che va oltre un certo livello di organizzazione è ingegnerizzato per stimolare determinate reazioni nel tuo cervello. Devi studiare i meccanismi della comunicazione, capire come ti manipolano.

Non ci sto a passare per complottista, è la pura verità. Giornalisti, creator, memer. Tutta gente che spesso passa ogni ora disponibile a studiare come conquistare la tua attenzione. Non fanno altro. Ti impacchettano una versione dei fatti adatta a una narrazione precostituita e te la offrono, pronta per essere diffusa.

Armi da autodifesa culturale

E sulle elitè: guarda i casi Epstein e P. Diddy. Ma del resto è ovvio, come possiamo anche solo sperare di immaginare noi persone normali la vita di chi potrebbe comprare il nostro quartiere e distruggerlo facilmente come schiaccia una zanzara? Questa è gente che ha miliardi. Miliardi. I nostri amici perdono la brocca quando iniziano a guadagnare 4k al mese. È ovvio che non abbiamo idea di ciò che fanno. Che non vogliono farcelo sapere, e hanno il potere per farlo.

Per cui qui, per quanto posso, cerco di parlare di libri che rendano più consapevoli di come sono costruite le storie che ci fanno prendere decisioni. Perché in base a storie e narrazioni noi decidiamo cosa votare, cosa comprare, e anche chi sposare e come crescere i figli.

Soprattutto adesso, in cui il politico è stato fagocitato dal privato. Gli USA insegnano. Ma ne parleremo…

Dimmi la tua, ti prego. Anche solo per insultarmi. È assolutamente necessario, e se hai consigli sono super lieto di ascoltarli!

Ti ascolto!