La settimana scorsa ho letto meno causa impegni lavorativi… comunque qualcosa sui giornali ho trovato. Il Fatto Quotidiano ha regalato un sacco di articoli interessanti

Punto primo: geopolitica e politica estera

Articolo di Francesca Mannocchi; Ucciso a sette mesi a un checkpoint. Per Israele è solamente un “danno”, a pag. 7 della Stampa del 7 giugno. Francesca Mannocchi è sempre da leggere. Ha una capacità di racconto e di analisi davvero fuori dal comune. In questo articolo narra la storia di una famiglia palestinese. Erano in macchina, diretti verso un checkpoint dell’IDF. Un soldato spara verso la macchina. Il proiettile frantuma il parabrezza. La madre viene colpita al volto dalle schegge. Ora è in ospedale in condizioni critiche. Il figlio di sette mesi, Sam Fahd Abu Haikal, muore.

Però paradossalmente la parte più violenta del resoconto di Mannocchi è un’altra. L’analisi del linguaggio con cui è scritto il comunicato di Israele sulla vicenda. Un’opera di ingegneria linguistica tutta indirizzata a disumanizzare le vittime, e a far sembrare che i soldati abbiano avuto una reazione esagerata a una generica minaccia. Ti consiglio vivamente di recuperare l’articolo, ha un taglio molto acuto. 

Intervista di Farian Sabati a Mauro Conciatori, ambasciatore italiano in Iran dal 2014 al 2019; “Israele non ha sconfitto l’asse e ora sabota la pace”, a pag. 3 del Fatto Quotidiano del 2 giugno. Un perfetto riassunto della situazione geopolitica in Medio Oriente. Netanyahu ha mostrato le sue intenzioni all’Assemblea Generale dell’Onu dell’ottobre 2024, dove ha portato due cartine del Medio Oriente. Una quella attuale. L’altra dopo l’eliminazione degli alleati dell’Iran in Libano, Siria e striscia di Gaza. Un obiettivo che sta perseguendo con volontà ferrea. Ma…non sta funzionando. Conciatori spiega che il regime degli Ayatollah sta dimostrando più resistenza del dovuto. Le difficoltà interne non sono sparite ma l’aggressione occidentale ha ridato solidità al governo. Invece gli USA ricavano solo danni economici e la riduzione della loro influenza in Medio Oriente. 

Intervista di Michela Iaccarino a Fabrizio Battistelli, professore emerito di sociologia alla Sapienza e presidente dell’Istituto Ricerche Internazionali Archivio Riarmo (IRIAD); “Per le finanze dell’UE il piano di Riarmo 2030 è insostenibile”, pag. 5, sempre Fatto del 2 giugno. Se il contributo nazionale alla Nato sarà davvero portato al 5% da qui al 2035, l’Italia spenderà 119 miliardi. Non ho altro da aggiungere.

“Flotilla, il mare trasporta la “nostra” barca a Gaza’ di Ferruccio Sansa a pag.4 del Fatto del 2 giugno. Una storia simbolica e molto amara. La barca che ospitava l’inviato del Fatto Alessandro Mantovani e il deputato del M5S Dario Carotenuto è arrivata a Gaza. Come relitto. Dopo averle abbordate e aver rapito gli equipaggi gli israeliani hanno semplicemente lasciato che le imbarcazioni andassero alla deriva…

Intervista di Umberto De Giovannangeli a Umberto Vacca, professore emerito di storia delle dottrine politiche e già presidente dell’Istituto Gramsci; “Ok la difesa europea, ma la Russia è Europa oppure no?”, a pag. 2 dell’Unità del 5 giugno. Il professor Vacca parla dell’importanza del posizionamento geopolitico per la sinistra di oggi. In un contesto sempre piú multipolare non ci si può schierare totalmente da una parte sola. Non è più sostenibile l’idea di un’unica fazione buona contro un mondo cattivo. Bisogna abbandonarla o quantomeno criticarla anche nel conflitto russo-ucraino. È una guerra dell’Europa contro un nemico esterno o una guerra dentro l’Europa? 

L’ultima riflessione che fa nell’intervista è vitale. Dobbiamo iniziare a studiare la nostra storia in modo diverso, meno eurocentrico, con minor enfasi sul nostro ruolo di portatori di giustizia nel mondo, piú focalizzato sugli altri continenti. Solo così potrà cambiare la narrazione.

Intervista di Luca Steinmann a Hadi Kobaysi, direttore di Al Etihad, centro di ricerca libanese vicino a Hezbollah: “Più terre Israele occupa in Libano e più si logora: così Hezbollah vincerà”, a pag. 6 del Fatto del 6 giugno.. Kobaysi spiega la nuova strategia di Hezbollah. Innanzitutto leadership fondata solo su contatti diretti e rigida compartimentazione delle informazioni. Niente piú cercapersone e cellulari. Un provvedimento all’apparenza efficace, visto che, al contrario che nel 2024, non ci sono state morti di massa negli alti ranghi dell’organizzazione. Hezbollah è diventata meno Stato e più contro insurrezionale. Non vuole attaccare Israele frontalmente ma logorarlo con la guerriglia. E ha ancora risorse umane, anzi può permettersi di fare selezione. I suoi corridoi di rifornimento di armi non si sono interrotti, nonostante il canale abitudinario siriano sia diventato ostile. A livello diplomatico il partito di Dio non crede nel cessate il fuoco trattato da Israele e governo libanese. Israele mirerà sempre a conquistare il paese. Invece trattative tra USA e Iran sono auspicate perché la Repubblica islamica coinvolgerà Hezbollah in qualsiasi accordo 

A prescindere dalle opinioni sulla proclamata forza di Hezbollah, sapere cosa pensano i suoi esponenti è sempre interessante. Dà un’ottica diversa sulla situazione mediorientale. Bel colpo del FattoIntervista di Salvatore Cannavò a Donatella Della Porta, professoressa di Scienza politica alla Normale di Pisa; “Gaza e Flottilla, i giovani reagiscono allo choc”, a pag. 6 e 7 del Fatto del 6 giugno. La professoressa Della Porta ha condotto uno studio su ciò che i giovani inglesi, francesi, italiani e spagnoli pensano riguardo a Gaza. Emergono dei tratti comuni. Innanzitutto ciò che smuove è l’elemento morale, l’indignazione. Non c’è una dimensione partitica, anzi i partiti vengono visti con diffidenza. Strumenti degli adulti, delle generazioni che hanno tradito le promesse fatte di un mondo in pace regolato dal diritto internazionale. Il secondo è che dietro alle manifestazioni non c’è l’idea di cambiare il mondo. Sono reazioni a fenomeni percepiti ingiusti, non una rivoluzione culturale come il 68.

Punto due: politica interna

Articolo di Roberto Rotunno; Tutti gli errori del governo sul caporalato. PNRR, appalti e banche dati, a pag. 6 del Fatto del 7 giugno. È molto interessante perché riassume lo stato dell’arte di finanziamenti e politiche di prevenzione del caporalato. Il PNRR ha stanziato 200 milioni per interventi in quel settore. Ne sono stati spesi solo 25 per 11 progetti approvati su 48 proposti al Parlamento. E il monitoraggio complessivo su ciò che è stato realizzato è molto frammentato e deficitario.

A luglio 2024 è stato deciso che a giugno 2026 sarebbe stato reso operativo il Sistema informativo per la lotta al caporalato agricolo (Silca). La sua funzione sarebbe quella di incrociare i dati riguardanti le aziende, in modo tale da poter fare le indagini del caso quando ci siano sospetti. Tipo se un’azienda agricola ha dei terreni troppo estesi rispetto ai contratti di lavoro regolari che ha sottoscritto. Però al momento non se ne sa nulla. 

Editoriale di Filoreto D’Agostino, già presidente del TAR della Sicilia; Senza il ballottaggio, il Melonellum è truffa, a pag. 13 del Fatto del 7 giugno. D’Agostino pone un tema interessante. Dice che il concetto stesso di premio di maggioranza è antidemocratico e contrario allo spirito della Costituzione. Infatti l’articolo 48 detta che il voto debba essere libero ed eguale. Centrale nella riflessione di D’Agostino è il concetto di uguaglianza. Ogni voto deve avere peso uguale, e deve trovare quindi una rappresentanza uguale attraverso gli eletti alle cariche istituzionali. Il premio di maggioranza va contro questo concetto. D’Agostino fa un esempio: se due coalizioni arrivassero quasi alla pari oltre la soglia che fa scattare il premio, basterebbe uno 0,1% a dare una rappresentanza sproporzionata a una delle due. Ciò vorrebbe dire definire a posteriori un valore non eguale dei voti per le due coalizioni. Contando anche che al momento la lista degli eletti “sbloccati” sarebbe calata dall’alto. D’Agostino fa notare anche che solo in Italia si discute di premio di maggioranza. Qualcosa di simile esiste solo a Malta e in Grecia, ma senza questa portata. L’unico modo di far convivere rappresentanza e premio di maggioranza è conferirlo attraverso ballottaggio, in modo tale da dare l’opportunità a tutti i cittadini di esprimere attivamente il proprio voto. Nell’articolo viene anche detto che il premio di maggioranza non è il modo migliore per garantire stabilità. Ci sono dei meccanismi parlamentari che si potrebbero introdurre a questo scopo, come la sfiducia costruttiva. Cioè l’obbligo di presentare una mozione di sfiducia solo avendo una maggioranza alternativa già pronta. 

Articolo di Davide Faraone; “Di quei corpi di carbone non resterà neanche il ricordo”, parte in prima pagina dell’Unità del 6 giugno. Parla della strage di Amendolara. Quattro braccianti tra i 19 e i 29 anni, tre afghani e un pakistano, sono stati bruciati vivi. Erano sfruttati da dei caporali che rifornivano di fragole i supermercati in cui noi facciamo la spesa. Hanno cercato di protestare. Li hanno chiusi in un minivan, l’hanno coperto di benzina e hanno dato fuoco. La storia è stata raccontata da un quinto bracciante che è riuscito a fuggire.

Faraone dice un’amara verità. Sappiamo tutto su questo sistema: chi lo organizza, dove e quando. Che contratti falsi fanno firmare a persone disperate. Ovviamente tutto assolutamente illegale. Eppure lo scandalo dura un giorno, poi si ripiomba nell’indifferenza. Se si vuole che qualcosa cambi non bisogna guardare al singolo episodio, ma contrastare la filiera che l’ha reso possibile.

“Scenate da un patrimonio: la rissa in casa Del Vecchio” di Gianni Dragoni a pag. 13 del Fatto del 2 giugno. Luxottica, 42 miliardi di valore, multinazionale del settore ottico nonché una delle aziende più importanti d’Europa, sta attraversando una fase critica. Il fondatore Leonardo del Vecchio ha infatti lasciato parti uguali dell’azienda a tutti i suoi 8 figli, avuti da tre mogli. Ovviamente si sono scatenate lotte furibonde per accaparrarsi la maggioranza. Questo succede quando si trattano le aziende come dei feudi. Si chiama familismo amorale…

Ti ascolto!