Anche questa settimana ti propongo una serie di articoli dall’Unità e dal Fatto. Informazioni che durano più di un giorno, che fanno riflettere. Non farti respingere dai titoli. In più ti parlo anche di un paio di articoli usciti sulla Stampa e di un podcast di Radio Radicale. Di quelli buoni, non liberal-sionisti…
Punto uno: politica interna. Gaso l’intervista sul Fatto del 25 di Antonello Caporale a Gavino Angius. ottantenne ex capogruppo dei al Senato DS tra il 2001 e il 2006 e segretario regionale del PCI negli anni 80. Il titolo è un programma: “Dico basta al riformismo, ci trascina verso i liberisti”. Lucidità pazzesca, carica a testa bassa il blairismo. Dice che ha fatto sparire dall’agenda le idee di solidarismo, bene comune ed eguaglianza tra pari. Quanto ha ragione…
Sull’Unità del 26 maggio a pag. 7 il costituzionalista Andrea Puggiotto ricorda Pannella (La politica con altri mezzi: il metodo Pannella), in un modo che ho trovato diverso dal solito. Puggiotto si chiede in cosa possiamo rendere viva oggi l’eredità di Pannella. E riflette sull’uso che il leader radicale faceva di tutte le possibilità offerte dalla democrazia per non lasciare tranquillo il potere. I referendum manipolativi con i quali il popolo poteva non solo partecipare all’approvazione delle leggi ma riscriverle in modo diretto. L’appello alle istituzioni giudiziarie internazionali, fonte di equilibrio giuridico. La scelta di mezzi nonviolenti. Su questo Puggiotto dice una cosa molto vera: se il mezzo è violento anche il fine sarà di sopraffazione. Con la nonviolenza diventa invece il persuadere l’altro, incontrandolo. Altro punto molto interessante: Pannella si poneva obiettivi politici concreti, limitati, dai risultati misurabili. Solo così la politica diventa controllabile ergo responsabile. Il Pannella tratteggiato da Puggiotto metteva proprio questo al centro: creare una democrazia responsabile.
L’anno prossimo si vota. In Parlamento si sta quindi discutendo di legge elettorale. Sull’Unità del 29 maggio a pag. 2 David Romoli (Saranno eletti… ma non andranno in Parlamento) e a pag. 3 il docente universitario di Diritto Pubblico Salvatore Curreri (La legge elettorale ha un solo principio: deve far vincere Giorgia) spiegano la proposta di legge elettorale depositata dalla maggioranza. Niente collegi maggioritari. Solo liste bloccate. Soglia di sbarramento al 3%. Premio di maggioranza: scatta oltre il 42% e attribuisce 70 deputati e 35 senatori. Questioni controverse: i numeri dei seggi attribuiti dal premio sono questi e non si possono toccare perché il listone funge da camera di compensazione per eventuali insuccessi dei partner deboli delle coalizioni. Il che vuol dire che se una coalizione prende il 47% non sarà il numero di eletti del listone a calare del 5%, ma al contrario sarà la stessa percentuale di parlamentari eletti a non trovare spazio. Poi gli eletti all’estero e in Trentino e Val d’Aosta non viene specificato che concorreranno alla formazione della maggioranza. Vista la storia passata italiana di elezioni vinte di un soffio non è una cosa indifferente. Curreri dice anche che è una violazione del principio costituzionale di uguaglianza.
Punto secondo: politica estera & diritto internazionale. Sul Fatto del 29 maggio a pag. 5 Carlo Di Foggia e Giacomo Salvini (Riarmo, il governo ci ripensa: chiederà solo 5 miliardi su 15)informano che il governo ha scelto di ridurre i prestiti che chiederà al Safe, il fondo europeo per gli investimenti nella difesa, da 15 miliardi a 5. Scelta politica, non si vuole fare vedere che si spendono soldi in armi con la crisi energetica. Riguardo alla quale l’articolo ci informa che Von Der Leyen sembra orientata a non concedere flessibilità sugli scostamenti di bilancio.
Nello stesso numero del Fatto a pag. 11 Daniela Raineri (Viva l’Ucraina nell’UE: anche quella filo nazi) mette in fila in modo molto provocatorio ma non sciocco tutti i motivi di dubbio sull’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea. I più concreti sono quelli legati a corruzione e libertà di stampa (79° su 108 paesi nell’Index RSF). Poi c’è l’aspetto culturale: il complesso intreccio tra nazionalismo ucraino, memoria storica nazionale e ideologie di estrema destra. Molti personaggi ritenuti eroi ucraini anche oggi hanno avuto stretti legami con nazismo e fascismo, dice Raineri. Fa gli esempi di Melnyk e Bandera, cofondatori nel 1929 dell’organizzazione dei nazionalisti ucraini (OUN), formazione armata antisovietica, nel 1929. Le ceneri di Melnyk sono state di recente riportate in Ucraina e accolte da Zelensky in persona.
Sull’Unità sempre del 29 parte in prima e continua a pag. 6 un articolo di Gianfranco Schiavone (Migranti vittime di tortura: così l’Italia li lascia soli) sulla non gestione dell’Italia dei migranti che hanno subito torture. In Europa la percentuale oscilla tra il 5% e il 35% del totale. l’Italia ha sottoscritto la convenzione ONU contro la tortura. Nel 2017 il Ministero della Salute ha emanato delle linee guida specifiche per la gestione dei migranti torturati. Tieni conto che queste linee guida vanno recepite con specifici provvedimenti legislativi dalle singole regioni, se no rimangono inefficaci. Bene, una analisi dell’Associazione Rete delle Persone sopravvissute a tortura (Resst) rivela che lo hanno fatto solo 3 regioni. Di fatto il sistema sanitario nazionale non si occupa di questa materia, la lascia a enti del terzo settore offrendo loro al limite un sostegno amministrativo. La gestione dei migranti torturati confluisce in quella piú generale dei flussi migratori. Riassumibile in: parcheggiamoli aspettando di rimpatriarli. Quando ci si lamenta che l’integrazione non funziona bisogna considerare che è il nostro Stato volontariamente a non fare nulla perché funzioni.
Sull’Unità del 30 maggio a pag. 2 intervista di Umberto de Giovannangeli ad Anna Foa (“Israele non è più una democrazia. E la colpa non è solo di Ben Gvir.”) su Israele. Foa, professoressa universitaria di storia moderna e studiosa di storia ebraica, è una delle principali voci critiche di Israele. In questa occasione, come spesso fa, denuncia la deriva messianica della società israeliana. Parla di una nazione che si è convinta di poter sopravvivere solo eliminando i suoi avversari, visti come non umani. È il cosiddetto “Suicidio di Israele”, titolo di un suo libro.
Infine ti consiglio la Rassegna Stampa Africana di Radio Radicale che esce ogni sabato. Dura una mezz’ora. Perché è molto importante sapere cosa accade in quel continente. Studiarlo aiuta a capire le dinamiche migratorie, e dal punto di vista economico lo sviluppo africano ha conseguenze fondamentali sulla distribuzione delle risorse di cui quell’area è ricca. Soprattutto minerali importanti per molti settori economici. In questo episodio parla delle tensioni politiche che stanno sorgendo in Senegal (paese subsahariano con forti legami migratori con l’Italia) e del Rapporto prospettive economiche in Africa 2026 della Banca Africana dello Sviluppo. La crescita dei paesi africani dovrebbe essere mediamente del 4,2% nel 2026. Il continente è definito resiliente rispetto alle tensioni geopolitiche che lo attraversano. Importante anche il fatto che Leone XIV nella sua prima enciclica Magnifica Humanitas chieda ufficialmente perdono per il ruolo della Chiesa nel sistema schiavista.
Punto terzo: economia. Sulla Stampa del 30 maggio due articoli che ritengo da leggere. “ Fondi Bancomat” di Paolo Baroni a pag.7. Articolo molto interessante che fa il punto su come è stato usato il PNRR. Te lo ricordi? I 209 miliardi che l’Europa ci ha dato dopo il COVID per far ripartire l’economia e riformare il Paese… il simbolo dell’unità europea… Sai che questi fondi andavano spesi entro il 2026? Cioè quest’anno? Eppure nessuno ne parla. Forse perché abbiamo usato quella montagna di soldi per finanziare letteralmente delle sagre di paese, come racconta Baroni? E in progetti di formazione truffa? Baroni dice che la procura europea (EPPO) sta indagando su 458 progetti simili. In totale valgono 3,5 miliardi di euro. Del resto l’incapacità italiana di spendere i fondi europei è cronica: Baroni dice che su 73,93 miliardi del bilancio ordinario UE 2021-2027 assegnati all’Italia al momento ne abbiamo spesi circa l’11%.
Sempre a pag.7 un box molto interessante riferisce che la Corte dei Conti ha pubblicato un report sullo stato di attuazione del PNRR. A fine 2025 complessivamente eravamo al 72%, con un 85% sulle riforme e un 67% sugli investimenti. La percentuale totale di fondi spesi è del 58%. Sulle opere pubbliche realizzate previste siamo al 48,5%.
“La povertà invisibile delle pensioni che non ci saranno” a pag. 27, di Andrea Beltratti, direttore dell’Executive Master in finance della SDA School of Management della Bocconi. Si parla di “povertà intertemporale”, cioè una condizione in cui magari si hanno i soldi per fare fronte alle esigenze di adesso, ma non per per arrivare a un futuro pensionistico decente. Beltratti parla del fenomeno in relazione alle politiche pubbliche. Dice che si pensa solo alla povertà presente, invece andrebbero elaborati strumenti di contrasto alla povertà intertemporale, che colpisce soprattutto le fasce sociali più in difficoltà. Per esempio chi ha una carriera discontinua… Un futuro di pensioni sotto la soglia di povertà è un problema sociale del sistema-Paese, visto che si tradurrà in maggiore pressione sul welfare.
Punto quarto: giustizia. Sul Fatto Quotidiano del 29 maggio trovi pag. 7 intervista di Liana Milella all’avvocato Caterina Malavenda (“Le norme sulle assoluzioni ci sono già: con le nuove vogliono solo imbrigliare l’informazione giudiziaria”), esperta di diritto dell’informazione, riguardo all’approvazione del DDL Costa. La legge dice che un giornale che ha dato notizia dell’inizio di un processo, in caso di assoluzione se il processato lo richiede deve riservare uguale rilievo alla notizia di assoluzione. Se non lo fa interviene il Garante della Privacy che intima di provvedere entro 5 giorni. Malavenda contesta una serie di aspetti. 1) Non è chiaro cosa si intende nel concreto quando si parla di “uguale rilievo”. 2) Non è stabilita la sanzione per il direttore che non obbedisca. 3) Il Garante è un’autorità amministrativa che non ha il potere di ordinare la pubblicazione di articoli, fatto potenzialmente lesivo della libertà di stampa. A pag. 6 Giuseppe Pipitone (Il solito spartito: dagli al giornalista per intimidire: poi arrivano i PM) fa un riassunto delle querele di personaggi pubblici al Fatto a seguito di inchieste giornalistiche. Si può pensare tutto di Travaglio & Company ma quello del potere che cerca di intimidire i giornalisti è un tema reale.
Sull’Unità del 30 maggio a pag. 6 ci sono due articoli interessantissimi sulla giustizia riparativa. Il primo è di Giuseppe Culicchia (Ho visto Agnese Moro abbracciare Bonisoli e vi dico: i mostri non esistono), scrittore e cugino del brigatista Walter Alasia. Colicchia ha pubblicato un libro sulla storia terrorista di Alasia. Cerca di portare alla luce le ragioni profonde che hanno spinto un ventenne ad armarsi e uccidere. Capire cosa c’è sotto a un delitto. Lo stesso percorso che ha portato Agnese Moro ad abbracciare Franco Bonisoli, membro del commando che ha ucciso suo padre. Una profonda comprensione tra vittima e colpevole che sta alla base della giustizia riparativa.
Sulla quale Patrizia Patrizi, psicoterapeuta e mediatrice esperta in giustizia riparativa, scrive il secondo articolo (C’è il danno di chi ha subito, il danno di chi ha agito. E quello aggiuntivo della giustizia). La funzione rieducativa della giustizia ne è il nocciolo. Se si vuole costruire un sistema che la favorisca non si può ignorare la dimensione relazionale della persona. In un delitto sia a chi lo subisce che a chi lo commette vengono inferti danni. La giustizia non deve aggiungerne a sua volta. Giustizia riparativa vuol dire cercare di instaurare un dialogo tra le parti per attenuare il dolore, per poter andare avanti più facilmente con la propria vita. Rende il sistema giuridico meno burocratico approfondendone la funzione di cura della persona a 360 gradi.
Punto quinto: tecnologia. Sull’Unità del 26 maggio a pag. 2 e 3 Monsignor Vincenzo Paglia (L’Umanità è magnifica, il potere non lo è) parla della prima enciclica di Leone XIV, Magnifica Humanitas. Il tema è l’AI, su cui il Papa ricorda una serie di cose fondamentali. Innanzitutto che è una tecnologia di simulazione di contatto umano. Sembra empatica ma non lo è, diventa un surrogato di rapporto per chi è in difficoltà relazionali nella realtà. Non è un mezzo neutrale, va gestito con attenzione e indirizzato verso il bene comune. Il che vuol dire anche sorvegliare attentamente che tutta la filiera non produca lavoro povero sfruttato. Paglia scrive anche molto altro, ti consiglio di leggere l’articolo integrale

Ti ascolto!