
AUTORE
Ignazio Silone (1900-1978) è uno dei più importanti personaggi della cultura italiana novecentesca. Antifascista, esule, membro dell’Assemblea Costituente, scrittore di fama internazionale. Nasce in Abruzzo da una famiglia contadina, da cui trae la sua vocazione: in ogni modo, procurare giustizia per il proletariato. Un impeto che lo conduce ad abbracciare una forma di socialismo cristiano. Milita nel PCI senza mai rinnegare la propria fede, ma la sua avversione verso il potere lo porta ad allontanarsi da ogni gerarchia. Un tema ricorrente anche nei suoi libri, che trattano il rapporto tra giustizia sociale e politica a 360 gradi.
Quando si parla di lotta non c’è scritto da nessuna parte che sia tra due avversari reciprocamente ostili. Spesso è conseguenza di un’aggressione.
È il caso della storia raccontata in questo libro. Silone parte da una vicenda realmente accaduta. Siamo nel 1294, anno dell’elezione a Papa e successiva abdicazione di Celestino V. Il protagonista della narrazione, che rappresenta la fede. Pietro da Morrone, questo il suo vero nome, è un eremita. Dedito alla preghiera, alla contemplazione, dotato di una serena umiltà di spirito ma per nulla ingenuo, il suo esempio ha fatto proseliti. Al punto che negli anni 40 del 200 era nata una congregazione monastica da lui guidata e perciò chiamata dei Celestini.
Il contesto politico è di forte tensione. La Chiesa è dilaniata da lotte di potere tra le famiglie romane dei Colonna e degli Orsini. Da due anni manca un Papa, talmente feroci sono gli scontri di fazione. L’assemblea da tempo ha assunto un carattere politico. Si vota per eleggere il capo dello Stato della Chiesa, non il Vicario di Cristo. Al punto che il re di Francia Carlo II si permette di intervenire nel Sacro Collegio per cercare di influenzarlo.
Nepotismo e corruzione dilagano. Perfino l’Ordine Francescano, in precedenza fonte di rinnovamento, è spaccato. Da un lato i conventuali, che vogliono venire a patti con la realtà degli ormai vasti possedimenti materiali dell’Ordine. Dall’altra gli spirituali, o fraticelli, che non ne vogliono sapere di compromissioni con il potere, fedeli alla regola originaria di San Francesco.
Non si sa bene da dove esca l’elezione di Pietro da Morrone al soglio pontificio. Silone riporta delle fonti storiche secondo cui perfino i cardinali riuniti parlano di un inspiegabile prodigio.
Sta di fatto che l’eremita viene votato dal conclave. Egli è molto turbato dalla contaminazione della Chiesa con la politica. Vuole fare qualcosa, e sente che Dio gliene ha dato l’opportunità. Accetta quindi la carica.
Desidera gestire la Chiesa con umiltà e carità. Da padre, come accompagna i suoi monaci sulle montagne abruzzesi.
Presto capisce l’impossibilità dell’intento. Roma è a capo di un’organizzazione. Il Papa deve occuparsi di tasse, privilegi, politica estera. Celestino V vorrebbe conoscere tutto su ogni decisione da prendere, per agire secondo giustizia cristiana. Il principio della firma automatica, della delega formale, gli fa orrore. Scopre pure con sgomento che la Curia papale è un covo di ambizioni, corruzione, arrivismo e maldicenza.
Si rivela almeno in parte il perché della sua elezione. I principi curiali volevano un sant’uomo contemplativo da mostrare al popolo mentre loro si facevano indisturbati i loro affari. Il prescelto, in questo senso, non li sta soddisfacendo.
La voce del potere è il cardinale Benedetto Caetani. Perfetto contraltare di Celestino V, egli è un politicante di razza. Rispetta la fede del pontefice, ma non la comprende. È totalmente immerso nella realtà materiale della Chiesa.
In fondo Caetani vede Celestino V solo in un’ottica di potere. Per questo è inevitabile che finisca per vederlo come un ostacolo da rimuovere.
Silone utilizza queste due figure per parlare dell’irriducibile divergenza tra fede cristiana e potere. La Chiesa è un ossimoro: la sua dottrina più autentica mette sopra tutto il distacco dal mondo. Eppure, qui e ora dal Papa dipendono miliardi di fedeli e una gigantesca macchina burocratica costosissima.
C’è un dialogo in cui il contrasto stride in modo particolare. Celestino V in quanto papa dovrebbe benedire un esercito. Altri pontefici lo hanno fatto prima, è tradizione. Ma lui si rifiuta in modo categorico. Il comandamento più importante di Cristo è l’amore anche per i nemici. Caetani si appella alla ragion di Stato, al fatto che la Chiesa deve vivere nel mondo e agire per avere più influenza possibile. È per la propria missione. Tira in ballo anche le opere di beneficenza. Bellissima la risposta che l’autore fa dire al Papa: la beneficenza la possono fare anche i non cristiani. Ciò che distingue i cristiani non è l’opera, ma seguire Cristo al di là dell’opinione del mondo.
Non il potere, ma la povertà di spirito.
Questo può essere il riassunto dell’intera carriera letteraria di Silone. Egli concepisce il potere solo come servizio al suo suddito più umile. Se ami gli autori mossi da un ideale forte, accesi da una fiamma personale, leggi questo libro e recuperati gli altri.
Ritengo mio dovere dirti che potresti trovarlo pesante. L’avventura di un povero cristiano è strutturato come se fosse una sceneggiatura teatrale. Cioè quasi solo dialoghi. Molto filosofici e analitici. Silone usa i personaggi per riportare le proprie riflessioni, infatti ci sono battute dialogiche che sono più dei microsaggi.
Però ti assicuro che ne vale la pena. Magari non capirai molto, magari ti annoierai. Ma cavoli, ogni tanto ci vuole qualcosa su cui soffermarsi. Da rileggere più volte, su cui esercitare il cervello.
In più se ci pensi un attimo capirai la incredibile attualità di Silone. Solo riguardo a questo libro ti voglio dire due parole: Donald Trump.
INFO SUL LIBRO
Autore: Ignazio Silone
Anno di uscita 1 edizione: 1968
Anno di uscita edizione letta: 2018
Casa editrice: Mondadori
Collana: Oscar Moderni
Prezzo: 13,5€

Ti ascolto!